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Le magnifiche sorti e progressive


Il tempo che resta è poco, le verità da dire tante. Seppur io rimanga convinta che la verità sia poco più di una menzogna condivisa. Ma, insomma, ciò che penso io più di tanto non può contare.
Ciò che conta è quanto falso e bugiardo si sia dimostrato, alla fin fine, il futuro. Urca, direte, cattivo. No. Pensateci, non siamo stati proprio noi, i paladini del Fridays for future e della tempera verde commoventemente spalmata sulle guance, a provare che le cose per il mondo non stiano andando proprio benissimo? Quello che forse ci manca, però, è capire che cosa sia, effettivamente, questo mondo.
Chiarissimo che l’accozzaglia di rocce e acqua di cui è formata la Terra sia la prima vittima del nostro cortese comportamento ma, sarà forse complice la mia -recentemente riconsiderata- formazione umanistica, non riesco a credere che la realtà sia solo questa. Che l’ambiente in cui viviamo, sogniamo, amiamo, sia solo questo. Darwin diceva che l’ambiente influenza l’organismo, e l’organismo influenza l’ambiente. Tutto ciò che abbiamo costruito qualcosa dovrà valere, dai, per forza. I templi greci, le fabbriche delle multinazionali, il quadro che abbiamo appeso in camera e le sale operatorie di ultima generazione, hanno influito sul mondo, sulla Storia, hanno fisicamente cambiato il modo in cui è orchestrato il nostro pianeta. Vedetela un po’ come una partita di briscola, dove ogni nuova carta messa sul tavolo è capace di cambiare il valore e il significato delle precedenti: uno stesso clima viene percepito diversamente a seconda che ci si trovi in un villaggio o in una metropoli, lo stesso fenomeno sismico ha un senso ben differente se si verifica sul Colosseo o sui più moderni edifici a prova di terremoto. Ma fin qui è banale, non arrestiamoci al dare precedenza, pensiamo alla vegetazione che fiorisce sulle rovine antiche o medievali, alla gracile bellezza dei fiori di ciliegio fra i templi giapponesi, al modo in cui la luce del Sole, sempre lo stesso Sole, si riverbera sul volto bianco del Taj Mahal e sui suoi specchi d’acqua. Il mondo è diverso grazie all’uomo.
È migliore? No. È diverso.
E chi decide cosa è migliore e cosa peggiore? Noi? Sul nostro stesso operato? Dovrei proporlo, ai miei docenti, di giudicare da sola le mie verifiche. Così tutto perde di senso, se ci erigiamo a giudici ultimi della nostra stessa vita, e non solo della nostra ma perfino di come la piega che le abbiamo dato ha influito su quella dell’universo. Calma. Una differenza l’abbiamo fatta, ma lasceremo ai posteri, o a Dio, o a Mario Draghi, l’ardua sentenza e il compito di capire quali siano le categorie morali, utilitaristiche- da utilizzare in questa valutazione. Sempre che una valutazione della vita sia necessaria. Svevo diceva che prima o poi finiremo con metà della popolazione che, invece di vivere la vita, la scrive. E l’altra metà che la legge. Non so, a me pare distopia pura, ma lui era contento così. E poi, soprattutto, rendiamoci conto che stiamo già disfacendo tutto quanto abbiamo fatto. Templi e palazzi stanno sbriciolandosi al suolo, se non per qualche drogato desiderio estremista per la ben più semplice ma anche molto più pericolosa incuria di tutti i giorni. Mi sembra ridicolo parlare del vandalismo di qualche ragazzo un po’ più brillo del dovuto quando il Grande Vandalo, colui che puote ciò che vuole, invariabilmente vuole togliere fondi alla tutela dei beni culturali, ben nascosto, al caldo, dietro la maschera di ferro della burocrazia. L’ho detto.
Ripeto che un senso non c’è, ripeto che di certo non sono io ad averlo trovato, ma è già accaduto che in passato il Colosseo divenisse una cava d’estrazione e il Campidoglio un pascolo, e ora che i quadri si espiantano dalle loro sedi naturali per vendersi al miglior offerente, quale sarà la prossima? La fontana di Trevi piscina pubblica? Già…
Io ho paura, lo ammetto. Ho paura che prima che si esauriscano le risorse energetiche si esaurisca il rispetto. Si prosciughi l’arte. Si desertifichi lo spirito. Ho paura che mio figlio non saprà mai cosa sia un parco giochi, non perché non ci saranno parchi (beh, non è comunque improbabile) ma perché non ci saranno giochi, sarà tutto considerato una baggianata inutile a cui non dedicare tempo, attenzione, perché tanto non frutta nulla, no?, nessun guadagno, solo il sogno scellerato di qualche anima virginale che crede ancora nella bellezza. Ho paura. Tanta paura.
Ma se ho imparato una cosa (oltre alle divisioni con due cifre al divisore, finalmente in quinta ce l’ho fatta) è che dalla paura nasce la rabbia, con un po’ di sudore, e dalla rabbia cresce la volontà di agire perché nessuno abbia più paura.
Io e i miei compagni, i miei ingenui, distratti, geniali compagni, saremo ricercatori, economisti, professori, ministri, medici, perché nessuno abbia più paura. Perché ci crediamo, anche più di quanto crediamo che nei mesi dispari i docenti siano più irritabili.
Il futuro può ancora essere il Paradiso, se cominciamo ora a credere nell’Apocalisse.

05/05/2022

Articolo a cura di

Maddalena Mandelli

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