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Dialogando attorno ad Alice


Che cosa ci affascina così tanto di Alice in Wonderland?
E perché è un testo così importante?
E che cosa ha a che vedere con la pandemia, la guerra, le incertezze lavorative e generazionali?
Abbiamo provato a parlarne e ne sono usciti mille spunti, caotici e confusi, che abbiamo deciso di tenere così.

Cosa accade quando l’universo intorno a noi si destruttura, quando la scienza, la società, la storia ci dimostrano che non esistono e non possono esistere comode certezze prestabilite a cui fare appello? Allora le fiabe di quando eravamo più piccoli (sebbene Alice sia stata pensata dal suo autore come molto più di una fiaba) divengono fondamentali per comprenderci, per riscoprire il nostro lato più morbido e quindi anche più duttile, più aperto all’accettazione della gioia distruttiva che permea la vita dell’uomo. Perché, come insegnava già Nietzsche, come già suggerivano le scuole ellenistiche, la realtà è permeata da un chaos inevitabile, come una marea, che agisce in maniera inaspettata ma dal cui ritmo violento ci si deve far cullare fino ad addormentarsi di un sonno serafico, innocente. Educarsi all’ignoto, alla propria limitatezza, alla molteplicità priva di senso e di sicurezze, priva di una razionalità ostentata ma, nel profondo, solo funzionale alla regolarizzazione di un mondo sempre più quadrato e ormai privo di “meraviglie”. Forse, per accettare la complessità dell’esistenza moderna, paradossale e schizofrenica come gli scenari pensati da Carroll e che si trovano al di là dello specchio, bisogna farsi un po’ più Alice, un po’ più disposti a non reprimere il proprio desiderio curioso e destabilizzante. Bisogna buttarsi.


Alla fine hanno preso la forma di un metalogo tra Alice e li specchio. Che hanno parlato sopra di noi, attraversandoci.
E per te che cosa significa Alice? E che cosa significa insicurezza? E controllo?
Scrivicelo qui e se ti va stiamo pensando di organizzare un laboratorio di educazione alla insicurezza: “Oltre lo specchio”…



Metalogo di Alice e dello Specchio

ALICE Specchio, specchio, chi sei?
LO SPECCHIO Che domande, Alice, io sono tutto ciò che tu vuoi io sia.
ALICE Ma come sai, specchio, che io sono Alice? E come sai cosa voglio, quando, a volte, mi sembra di non saperlo neppure io?
LO SPECCHIO Proprio per questo, cara Alice, so deformarmi e amalgamarmi al tuo desiderio quanto e più di un Proteo, proprio perché il mondo che hai nella testa, e nel cuore, non è un mondo solo, ma infiniti.
ALICE E dove sono questi mondi, saggio specchio? Dove li posso cercare, se non trovare?
LO SPECCHIO Ma tu li hai già trovati, Alice, li hai trovati esattamente nel momento in cui hai cessato di cercarli. I viaggi migliori non si programmano, ricorda, e di certo nessuno ha programmato il grande viaggio della vita.
ALICE Ma se non l’ha programmato nessuno, come facciamo a sapere da quale parte andare, che strada prendere, quali mete raggiungere? Come evitiamo di cadere nella tana del coniglio?
LO SPECCHIO Non c’è nessuna strada da prendere Alice, proprio nessuna. Tutte le strade sono già prese, e non resta che un unico, grande abisso senza direzione, e senza dimensioni. Se ti piace immaginartelo così, nella tua fantasia di bambina, chiamalo pure tana del consiglio. Io lo chiamo Eternità.
ALICE Oh, lo so, lo so, specchio, di essere solo una bambina, ma è per questo che ho così tante domande, e così poche risposte. Credi che le troverò? E, tu, le hai trovate?
LO SPECCHIO Ma non prendertela, Alice, il fatto che tu sia così piccola ti fa molto grande ai miei occhi. Solo chi è piccolo sa saltare nella buca, solo chi è piccolo sa entrare nella mia cornice, solo chi è piccolo sa perdersi. Forse il trucco è proprio questo, piccola Alice, non credi anche tu? Perdersi, non pensare alle risposte, forse non pensare affatto. Le domande, d’altronde, non vengono certo dal pensiero, ma da qualche porticina dentro di noi che resta sempre aperta senza chiavi e senza serrature.
ALICE E cosa c’è dietro, specchio?
LO SPECCHIO Dietro alle domande Alice? C’è la curiosità. E tu, cara la mia bambina, hai più curiosità di ogni altro bambino che si sia mai affacciato alla mia superficie d’argento. Vuoi tentare di sfiorarla colla tua manina, Alice?
ALICE Oh, come, specchio? E, poi, che succederà?
LO SPECCHIO Cosa temi, Alice? Quello che troverai dall’altra parte?
ALICE Un pochino, caro specchio, un pochino temo che dentro di te ci siano cose che una bambina come me non ha mai visto.
LO SPECCHIO Ma certo che le hai già viste, invece. Le hai viste nei tuoi sogni. Quando chiudi gli occhi che ti ha cucito addosso il mondo, apri quelli che ti sei costruita da te. E in quel momento non vedi, forse, una realtà capovolta? Una realtà senza senso, una realtà illogica, una realtà irreale?
ALICE Certo che è così, specchio, ma questo accade quando sogno, mentre ora, o almeno così credo, sono sveglia.
LO SPECCHIO Hai detto bene, Alice, lo credi. Ma come puoi conoscere qualcosa che è così dentro di te? Sarebbe come pretendere di vedere il tuo naso. Questo, ti sarà chiaro, lo puoi vedere solo davanti allo specchio.
ALICE È così, in effetti. Ma quindi mi stai dicendo che posso sapere chi sono solo quando..quando..
LO SPECCHIO Quando non lo sei? Sapevo lo avresti detto. Ma in fondo, rifletti, cara, essere e non essere, realtà e sogno, sanità e follia, non sono tutti diverse facce di un’unica grande gemma che è la vita?
Dovremmo accettarlo Alice, dovremmo smettere di dividere e cominciare a unire. Dovremmo fare come hai fatto tu alla tavola del Cappellaio Matto, assaggiare un po’ di tutto e formare così, senza troppi scrupoli, il pasto del nostro domani. Senza scegliere un gusto preciso, non potrà essere che squisito.
ALICE Ma specchio, specchio, specchio! Ora non c’è più il buon cappellaio, ora il tè è finito, ora c’è la guerra, la morte, la malattia. Come faccio io, e come fanno i grandi, a mettere nel piatto tutto ciò che rechi scritto “mangiami”? Non dovrebbero forse avere paura?
LO SPECCHIO Ancora con questa paura, Alice, proprio non te ne vuoi liberare, la porti con te come una valigia triplo grossa per la tua minuta statura. Aprila, la valigia, cosa ci trovi dentro? È vuota. È il vuoto che ti pesa così tanto. Certo che abbiamo paura. Ma non delle bombe, delle ferite, della fame. Abbiamo paura di noi stessi, perché siamo piccole valige anche noi, bambina, e siamo vuoti più che mai. Di cosa ci possiamo riempire, secondo te?
ALICE Io proprio non saprei, saggio specchio, mio specchio della verità. Io mi sento piena solo di domande.
LO SPECCHIO Questo perché sei piccola, Alice, piccola il giusto, e il giusto curiosa. Finché sei piena di domande, della capacità di interrogarti su te stessa e sul mondo, non sarai mai vuota, e non avrai mai ragione di provare paura. I grandi invece, che tu tanto ammiri, a furia di infarcirsi di risposte dogmatiche sono rimasti più vuoti di prima. Loro, sai, non hanno saputo spiccare il salto.
ALICE Ma io ho saltato, specchio, solo per sbaglio, solo perché mi è capitato così.
LO SPECCHIO Alice, Alice! Ma se non ci sono direzioni, nella grande infinita bolla in cui siamo immersi, non esisteranno nemmeno direzioni giuste o sbagliate, scelte o casuali. Tu hai fatto tutto ciò che potevi fare, il minimo e il massimo allo stesso tempo. E ora sei qui.
ALICE E per tornare indietro, specchio, come faccio? Io resterei con te, scoprirei il mio mondo dopo averlo visto riflesso nei tuoi occhi, mi capirei dal di fuori e dal di dentro per sempre, se mai un sempre esiste ancora. Ma devo tornare, la teiera sbuffa e il mio gatto miagola ininterrottamente per chiamarmi indietro.
LO SPECCHIO Allora affrettati, Alice, affrettati a tornare. Chiudi gli occhi, sei già là.

Articolo scritto in collaborazione con l'on. Roberto Rampi

12/05/2022

Articolo a cura di

Maddalena Mandelli

Immagine a cura di

Myriam Allenza

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