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Gravidanza senza gravità


Sembra folle, ma è vero: i fondatori della startup olandese SpaceLife Origin vogliono mandare una donna incinta nello spazio e farla partorire in condizioni di gravità zero.

Alla base di questo progetto vi è un ragionamento fantascientifico: se il nostro pianeta non dovesse essere più in grado di sostenere la vita umana, l’unica speranza per la nostra specie sarebbe quella di andarsene.

Affinché questo esodo sia un successo, però, dobbiamo prima imparare a riprodurci nello spazio; dunque, secondo Egbert Edelbroek, uno dei dirigenti della startup olandese, imparare come partorire nello spazio è una polizza assicurativa per il futuro della razza umana.

Anche se gli scienziati dovessero scoprire un luogo abitabile lontano dalla Terra, dovrebbero risolvere prima la questione della nascita all’interno di una navicella.

Per farlo, la startup non vuole soltanto mandare una donna incinta nello spazio, ma sta pianificando di organizzare una serie di esperimenti pionieristici nei prossimi cinque anni.

Edelbroek afferma di aver già incontrato diverse società di voli spaziali disposte a trasportare un’eventuale donna gravida, con un’intera squadra pronta ad assisterla, a 250 miglia sopra la Terra. Pare abbia anche parlato con diverse donne disposte a diventare le prime a partorire nello spazio.

Tuttavia, anche se SpaceLife Origin riuscisse a trovare una volontaria, un razzo e il denaro necessario per finanziare l’intero progetto, la missione risulterebbe comunque destinata ad essere un disastro logistico, almeno per il momento: questo perché, riuscire a portare una donna incinta nello spazio poco prima del parto è difficile, per non parlare del rischio corso dal bambino durante il parto stesso, in un ambiente totalmente fuori dalla norma.

Basti pensare che gli astronauti, di solito, sperimentano tre volte la forza di gravità durante l’ascesa in orbita di un razzo, e, in caso di lanci falliti, va anche peggio. Nessuno, attualmente, sa come ciò potrebbe influenzare il feto o la madre.

Infatti la startup olandese riconosce che il suo piano ha ancora tante incognite, ma questa è la ragione principale di questa missione, trovare delle risposte.

Forse che, tra cinque anni, sentiremo parlare dai telegiornali della prima nascita a gravità zero?

22/01/2020

Il Banfo

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