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Tutto ciò che forse non sai sulla paura


Chi non conosce la paura? Chi non l’ha sperimentata, nelle sue diverse sfumature e manifestazioni, più e più volte? La paura è naturale, è fisica: è la reazione istintiva che il nostro sistema nervoso mette in atto quando si trova ad affrontare una situazione di reale o presunto pericolo. Spesso rifuggiamo la paura, ne siamo ripugnati: in fondo, perché dovremmo trovarci in questo stato così spiacevole? Disorientati, incapaci di agire e pensare, con il battito cardiaco fuori controllo e la netta sensazione che i nostri polmoni non siano più di alcuna utilità. Eppure, anche se potrebbe sembrare paradossale, la paura è la nostra più grande alleata.
La zona del nostro cervello deputata alla gestione della paura è l’amigdala, un complesso di strutture interconnesse delle dimensioni di appena 1,7 centimetri, che assume una forma simile a quella di un uovo o di una mandorla (il suo nome deriva dal greco amygdala: appunto, “mandorla”). Quando si trova bersagliata da stimoli giudicati pericolosi, l’amigdala non esita un attimo a elaborarli, ma anzi mette in campo tutte le risorse delle quali il nostro corpo dispone per formulare la miglior risposta possibile. Ad esempio, rilascia ormoni come l’ adrenalina, la noradrenalina e la dopamina, che innescano la reazione cosiddetta “di attacco o fuga”, imprescindibile nell’uomo e in tutto il regno animale per l’autoconservazione e la difesa della prole. Ma non solo: mobilita anche i muscoli e tutte le zone preposte al controllo del movimento, e riporta alla luce ogni informazione, incamerata precedentemente, che possa ritenere utile ad affrontare il pericolo.
È chiaro che fare tutto questo, e, per giunta, farlo in un tempo infinitamente breve, è un’operazione estremamente complessa: è per questo che il nostro cervello sacrifica momentaneamente alcune sue attività per consentire all’amigdala di elaborare la paura. Umanizzando la nostra amigdala, potremmo dire che “ha bisogno di concentrarsi”, e perciò il resto dell’encefalo non la deve “distrarre”. Si tratta del celebre meccanismo chiamato amygdala hijack, ovvero “dirottamento dell’amigdala”, identificato dallo psicologo Daniel Goleman nel 1996. L’amigdala vuole fornire una reazione emozionale, impulsiva, animale: è una delle zone più antiche e primitive del nostro encefalo. A esserle di impiccio è il cervello razionale, la parte incaricata dei pensieri più raffinati e più evoluti (quella che ci distingue, secondo alcuni, dalle bestie) e si trova nella corteccia prefrontale, grossomodo nella zona più anteriore dell’encefalo. Ciononostante, in caso di pericolo è la nostra componente animale a prevalere: l’amigdala monopolizza la nostra mente e “zittisce” la corteccia prefrontale, impedendoci di ragionare analiticamente e lucidamente, per raggiungere nel minor tempo possibile il suo scopo.
Come abbiamo detto, si tratta di un processo assolutamente normale; non va però dimenticato che, talvolta, l’amygdala hijack entra in azione anche in assenza di pericolo.
Stiamo parlando dei disturbi d’ansia, ovvero di quella serie di patologie psichiatriche che portano chi ne soffre a sentirsi minacciato costantemente, e in modo del tutto ingiustificato. Può accadere a seguito di un episodio traumatico o per molte altre ragioni, ma ciò che importa è che il cervello è in grado di allestire il grande “teatro della paura”, con tutte le sue implicazioni psico-fisiche, in qualunque momento.
Per quanto questo sembri terribile (e, in effetti, lo è), ancor più grave è il caso di chi, la paura, non riesce proprio a provarla. È una situazione particolarissima e oltremodo rara, che caratterizza le persone la cui amigdala viene distrutta a causa di gravi patologie o asportata chirurgicamente (di solito, per curare alcuni tipi di epilessia).
Rientra nella prima categoria di persone S.M., una donna dell’ Iowa che è stata oggetto di studio di molti ricercatori americani per il fatto che la mancanza dell’amigdala la porta all’incapacità di provare ogni forma di paura. Portata dinanzi a serpenti e tarantole (che, a distanza ravvicinata, intimorirebbero tutti, ammettiamolo), la paziente ha cominciato ad accarezzarli affettuosamente, quasi si trattasse di teneri gattini. Sembra una scena incredibile, ma è la realtà: S.M. non ha battuto ciglio nemmeno guardando film horror o visitando una casa “infestata”, e, soprattutto, nemmeno quando è stata vittima di una rapina a mano armata e di un episodio di violenza domestica. È anche una persona molto più estroversa e disinibita del normale, proprio come se le mancasse un “freno” che le impedisse di osare troppo, di esagerare, di andare oltre.
Tutto questo ci porta a chiederci che cosa sarebbe la nostra vita senza freni. O, per meglio dire: che cosa sarebbe la nostra vita senza paura?
Sicuramente non saremmo in grado di distinguere le situazioni concretamente rischiose da quelle che non lo sono (e questo ci danneggerebbe in modo incommensurabile), ma, probabilmente, ci sarebbe anche qualcosa di più. Forse, non saremmo nemmeno in grado di difendere quei delicati equilibri che stanno alla base delle relazioni umane: quei confini che rispettiamo, quelle limitazioni che comprendiamo, quei dubbi che abbiamo a compiere determinate azioni perché ne temiamo le conseguenze.
La paura è animale, sì, ma è ancor più umana: è ciò che ci rende davvero le persone che siamo.
Perché, quindi, avere paura della paura?

12/12/2020

Maddalena Mandelli

IL BANFO

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