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Science for Peace and Health 2020


Dal 9 al 13 novembre 2020 si è tenuta la dodicesima conferenza mondiale “Science for Peace and Health”.
L’evento è promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi, ente nato dalla volontà dell’omonimo oncologo deceduto nel 2016, con la finalità di promuovere il progresso scientifico attraverso l'erogazione di borse di ricerca per medici e ricercatori e attraverso il sostegno a progetti di altissimo livello.
L’avvio della conferenza è stato dato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, seguito da Paolo Veronesi, presidente della fondazione Umberto Veronesi e dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala.
Svolgendosi online, la conferenza ha potuto essere fruibile ad un gran numero di persone, non dovendo comportare spostamenti da un luogo all’altro.
Science for Peace and Health si pone due obiettivi che sono rispettivamente: diffondere una cultura di pace tra i giovani (per questo gli studenti son fin da subito stati coinvolti) e favorire maggiori investimenti nella ricerca scientifica. Quest'ultimo fattore si è rivelato indispensabile in quanto la ricerca stessa costituisce il vero motore di progresso per l’umanità intera.
La conferenza è stata dedicata a due argomenti che potrebbero cambiare in maniera significativa la nostra società: l’intelligenza artificiale e il gene editing.
Oltre ad indagare in modo chiaro e diretto su che cosa sono e a quali campi possono essere applicati, ne sono state approfondite le implicazioni etiche e pratiche, cercando di capire i vantaggi ed i rischi da evitare.
L’intelligenza artificiale e il gene editing sono infatti potenzialmente in grado di liberare l’umanità da problemi rilevanti, ma potrebbero rivelarsi pericolosi strumenti di controllo se lasciati nelle mani di pochi e non governati nel modo giusto.
Un particolare spazio è stato riservato alla tecnologia genetica “CRISPR Cas9”, un potentissimo e precisissimo strumento di modificazione genetica in grado di apportare modifiche a tratti del DNA e, di conseguenza, di poter ispezionare il patrimonio genetico di un individuo prima della sua nascita, correggendo per tempo eventuali danni che comprometterebbero la qualità della vita o addirittura la sopravvivenza del nascituro.
La scoperta di questa novità rivoluzionaria è valsa il premio Nobel per la chimica alle Dottoresse Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna.
Accanto a quello scientifico è nato un altro dibattito fondamentale, che ha l’obbligo di andare di pari passo con la ricerca scientifica, ovvero quello etico.
Con “etica della scienza” si intende la disciplina filosofica che si occupa di tutte le implicazioni morali che hanno a che fare con il progresso scientifico; è importante il parallelismo tra scienza ed etica nella misura in cui il progresso deve essere in grado di restare tale senza avere ripercussioni negative di alcun genere sugli esseri umani.
Grazie all’etica siamo in grado di scalare la montagna della conoscenza senza agire in modo troppo impulsivo e precipitare nel baratro dell’incertezza e del timore verso qualcosa di talmente potente da non poter essere manovrato, ovvero la scienza stessa.
Stando al principale tema della conferenza, avere la possibilità di modificare il proprio DNA potrebbe essere la soluzione per molte malattie. Tuttavia questa pratica, a lungo andare, potrebbe degenerare e sarebbe possibile ritrovarsi in situazioni inutilmente rischiose.
Ognuno vorrebbe avere la possibilità di escludere che i propri figli si ammalino gravemente e con una tecnologia del genere si arriverebbe a modificare la stessa concezione di “malato” e “malattia”: avendo la capacità di trovare la soluzione ad ogni problema, ogni minimo difetto verrebbe visto come da eliminare. L’attenzione quindi si sposterebbe sulla cancellazione totale di ogni imperfezione e ciò comporterebbe l’impossibilità di valorizzare ogni essere umano che, ben lungi dall’essere perfetto, è comunque unico ed irripetibile.
Paradossalmente ci si potrebbe ritrovare in una situazione in cui due genitori si appellano a complicatissime procedure per cambiare il colore degli occhi del figlio; attualmente una richiesta del genere sarebbe futile ma, essendo la società in continua evoluzione, niente vieta che tra 50 anni le persone possano arrivare a discriminarsi sulla base del colore degli occhi.
La ricerca della perfezione e il maniacale controllo sulla vita umana sono in contrasto con l’idea stessa di evoluzione della specie perché, già secondo lo stesso Darwin, l’evoluzione è data da cambiamenti imprevisti che creano nuove possibilità di adattamento.
Potendo controllare ogni singolo gene si arriverebbe a non permettere variazioni di alcun tipo e, conseguentemente, eliminando ogni mutazione imprevista, a precludersi la possibilità di lasciare la porta aperta a nuove evoluzioni.
Inoltre, il fattore economico ha un grande impatto; infatti modificare il proprio patrimonio genetico avrebbe un costo molto elevato che non tutti si potrebbero permettere e questo amplierebbe il divario sociale che già ai nostri giorni è un’enorme piaga.
Un evento scientifico di questo genere offre un interessante spunto per una riflessione personale: ognuno infatti, nel suo piccolo, può chiedersi fino a che punto sarebbe in grado di spingersi per trovare una verità assoluta e incontestabile, e cosa sarebbe disposto a perdere, nella misura in cui ogni passo avanti in campo scientifico ha vantaggi e svantaggi che pongono un peso enorme sugli scienziati stessi e minacciano di schiacciare le società di cui fanno parte.

09/01/2021

Margherita Imbriani

IL BANFO

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