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Lettera a un fantasma


Complimenti, ce l’avevi quasi fatta.
Eri quasi riuscito ad annullarmi, a farmi autodistruggere, a rendermi come quei minuscoli fiocchi di neve che i bambini si divertono a raccogliere con le loro manine tiepide, per vederli sciogliersi in un secondo, per accorgersi di quanto effimera possa essere la vita, di quanto poco ci voglia perché non rimanga più niente. Niente. Questo ho sentito per anni. Ed è in errore chi pensa che la parola bullismo sia accompagnata da altri sofisticati vocaboli, eleganti signori dell’alta società che si fanno belli della loro frivolezza: oppressione, rancore, turbamento, afflizione... ce li immaginiamo chi con un cappello piumato, chi con un girocollo di perle, chi con un orologio da taschino. Ma l’unica cosa che il bullismo porta con sé è il nulla più assoluto,che non ha nulla né di attraente né di ricercato, è quel terribile gioco di prestigio che, lentamente ma nemmeno troppo, ti fa scomparire.
E, ti ripeto, ce l’avevi quasi fatta.
Ma poi ho smesso di credere alle tue bugie: non poteva essere vero che eri tu l’unica persona così generosa da accettarmi, se in realtà non mi accettavi affatto; non poteva essere vero che la mia unica possibilità stava nel non averne; non poteva essere vero che nessuno a parte te avrebbe mai visto una briciola di luce in me, se la stavo vedendo io. Ho finito di seguire, come ipnotizzato, ogni tuo assurdo desiderio e comando: nasconditi, abbattiti, detestati. Ero stato io a lasciarti la possibilità di fare tutto ciò che volevi con la mia mente, ti avevo invitato, spalancato la porta e lasciato entrare.
E ora semplicemente non volevo più. Mi sono allontanato da te, da un giorno all’altro hai smesso di essere una priorità, una necessità, e sei apparso ai miei occhi per ciò che eri veramente: un impaccio inutile e rivoltante sulla via che avrebbe potuto, passo dopo passo, portarmi alla felicità. Ora posso accorgermi che è stato solamente quando sono andato via che sono davvero arrivato.
Dall’ultima volta che mi hai visto sono cambiato, e tanto. Sia dentro che fuori. Ma non ti voglio dare e non ti darò mai la soddisfazione di pensare che io lo abbia fatto per adeguarmi all’idea che tu avevi e forse ancora hai della bellezza, per rispettare il tuo putrido sistema di valori: molto più semplicemente, quando mi sono reso conto che non potevo e non dovevo essere ciò che volevi tu, sono diventato ciò che volevo io.
Ma mentirei se ti dicessi che non hai avuto un impatto immenso sulla mia vita, che non mi hai inferto ferite profonde a tal punto da metterla a rischio e che ora io mi sia completamente dimenticato di te. Nonostante quell’ insulso “Perdona e Dimentica”, sono fermamente convinto che certe cose si possano perdonare (e prego che, un domani, tu riesca a perdonare te stesso), ma non certo dimenticare. Anche se tu magari ti sei già dimenticato di me.
Ma non mi importa più, capisci? Per anni ho cercato la tua approvazione, ora sto imparando a cercare soltanto la mia.
E sono fiero, orgoglioso, infinitamente felice di comunicarti che ci sono riuscito: oggi, quando mi guardo negli occhi, non vedo più i tuoi.

Sempre tuo,

13/01/2021

Maddalena Mandelli

IL BANFO

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