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Di tutta l'erba un fascio


Ormai da dieci anni, in Italia le istituzioni sanitarie, seppur con estrema cautela, possono prescrivere preparazioni contenenti sostanze attive vegetali a base di cannabis, come per esempio il THC (delta-9-tetraidrocannabiolo) e il CBD (cannabidiolo, un metabolita della cannabis sativa), esclusivamente a fini terapeutici e da prepararsi in strutture preposte.

I derivati della cannabis disponibili in Italia provengono sia dall’estero che da coltivazioni locali, anche se la materia prima di provenienza estera è stata messa sul mercato del nostro Paese precedentemente (in particolare quella proveniente dall’Olanda); solo dal 2014, il Ministro della Salute e il Ministro della Difesa, con l’accordo del 18 settembre, hanno deliberato l’avviamento di un progetto pilota per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni contenenti i principi attivi di questa pianta, che è stata assicurata dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM).

Questo punto di svolta è stato raggiunto anche alla luce degli studi condotti da organizzazioni specializzate, tra le quali spiccano quelli della National Academy of Sciences, Engineering and Medicine che, di fronte all’imminente necessità di approfondire l’argomento per l’insorgere della problematica della legalizzazione, ha stilato un rapporto che potesse illustrare i pro e i contro di un suo consumo sia in ambito medico che privato. Secondo la ricerca dell’organismo americano, la cannabis si è rivelata un farmaco più valido e sicuro di altri oppioidi nella soppressione di determinati disturbi: grazie alle sue proprietà, la marijuana risulta un trattamento assai efficace per contrastare dolore cronico o spasmi muscolari, dovuti a sclerosi multipla, oppure per trattare nausea e vomito associati a chemioterapia; prove meno solide e più sfumate dimostrano che la cannabis medica può migliorare i disturbi del sonno dei pazienti affetti da alcune malattie, l’appetito e la perdita di peso nelle persone affette da Aids, alcuni sintomi della sindrome di Tourette o i disturbi d’ansia.

Inoltre, gli autori hanno raccolto moderate verifiche riguardo al fatto che la cannabis non può essere associata ad alcun accresciuto rischio di tumore ai polmoni o al cervello, dovuti invece al fumo, ma, al contrario, svariati studi dimostrano che i consumatori cronici o frequenti possono avere tassi maggiori relativi a un certo tipo di tumore ai testicoli. Infine, ha trovato riscontro positivo l’ipotesi che questa sostanza stupefacente possa provocare effetti antinfiammatori.

Nonostante i non trascurabili benefici evidenziati da questa corposa ricerca, è stato anche spiegato che il consumo ricreativo di questa droga può ovviamente riportare dei significativi danni alla salute: ci sono prove limitate riguardo la possibilità di soffrire di bronchite o problemi respiratori, quali asma, o riguardo una maggiore esposizione al rischio di sviluppare schizofrenia, depressione o fobia sociale; è invece attestato che tra gli adolescenti che abusano di cannabis vi sia un calo dell’attenzione , dell’apprendimento e di memoria, strettamente collegati a inferiori risultati accademici. Ancora oggi, molte persone preferiscono estraniarsi dalla visione totalitaria che bisognerebbe assumere di fronte a questa tematica e, al contrario, preferiscono accettare informazioni apocrife che diventano capillari tra le persone poco erudite riguardo l’argomento in questione, tanto da ritenere che anche l’uso terapeutico di questa sostanza sia un metodo da evitare.

Ciò che invece si dovrebbe prendere in esame è il fatto che nella medicina moderna, ancora prima del decreto del 18 settembre 2014, è comune il ricorso a droghe più pesanti della cannabis (la morfina e l’anfetamina ne sono un esempio lampante), il cui consumo smodato può anche portare alla morte. È stato invece assodato con certezza che l’overdose da marijuana è possibile solo nel momento in cui si fumano 680kg di erba in 15 minuti o se ne mangiano 22kg in un’ora, impresa che si presenta alquanto ardua.

28/03/2020

Sofia Villa

IL BANFO

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