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Bosnia: una crisi umanitaria


“Non siamo terroristi, non siamo animali, eppure siamo trattati come se lo fossimo. Senza acqua, senza elettricità, senza riscaldamento, senza poterci muovere se non a piedi”

Queste sono le parole di Mohammed Yasser, uno tra i tanti, troppi, dimenticati del campo profughi di Lima. Mohammed e i suoi compagni stanno lottando da settimane per la vita, per un futuro, ma rimangono vittime dell’indifferenza più totale dell’umana specie.
Ma andiamo con ordine: che cosa sta succedendo in queste ore in Bosnia?
Tutto ha avuto inizio lo scorso 23 dicembre: un incendio ha raso al suolo il campo profughi di Lima, costringendo un migliaio di persone a restare al freddo e al gelo, senza un posto dove alloggiare, senza sufficienti approvvigionamenti. Ciò che sorprende è che il campo sarebbe dovuto essere chiuso in quella stessa data, poiché definito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) inadeguato a ospitare persone. Mancava l’acqua, mancavano le fognature e i migranti non avevano l’elettricità, eppure le autorità locali non hanno pensato a una soluzione alternativa, lasciando un migliaio di sfollati in balia di loro stessi. Una distesa di neve ricopre ora il campo, la temperatura spesso e volentieri scende sotto lo zero e i profughi ricevono un solo pasto al giorno dalla Croce Rossa locale e da alcuni volontari provenienti dalla Turchia. È il terzo anno consecutivo che in Bosnia migliaia di migranti rimangono senza un alloggio, perché nei campi adibiti non c’è abbastanza spazio per tutti.

Eppure la soluzione temporanea esiste ed è sotto gli occhi di tutti: a venti chilometri dal campo di Lipa sorge il campo di Bira, il quale potrebbe essere usato per far fronte all’emergenza, ospitando per il tempo necessario gli sfollati. Tuttavia, la popolazione locale non è della stessa idea, e infatti ben presto i cittadini di Bihac e le autorità locali hanno avviato una serie di proteste, non volendo un campo profughi nel centro della città. Così, mentre migliaia di persone rischiano la morte, i cittadini creano barricate e i pompieri piazzano i camion all’entrata della città, impedendo agli sfollati di fare il loro ingresso.

Una domanda sorge spontanea: perché i migranti non superano i confini con la Croazia per raggiungere altri paesi europei?
Il problema è che una volta arrivati in Bosnia Erzegovina i migranti restano bloccati: coloro che cercano di superare il confine croato vengono fermati dalla polizia, vengono torturati, derubati e rispediti indietro.
La prima Rotta Balcanica è partita nel 2015 attraversava la Grecia, la Macedonia, la Serbia e l’Ungheria. Una volta raggiunta l’Ungheria, i migranti solitamente si dirigevano verso la Germania per chiedere l’asilo politico. Nel 2015 i migranti che provarono a percorrere la Rotta furono più di 800mila: si trattava perlopiù di sfollati siriani, in fuga dalla guerra.
Tuttavia, per l’Europa il numero andava assolutamente limitato, così nel 2016 viene siglato un accordo con Ankara per contenere gli arrivi.
Per questo, ora i migranti sono costretti a passare dalla Bosnia, dalla quale però non vi è alcuna via di fuga.

Gli aiuti da parte dell’Europa non sono mancati: si tratta di 90 milioni di euro sono stanziati negli ultimi due anni per centri d’accoglienza, attrezzature e assistenza medica. Eppure i centri mancano, e l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza ha sollecitato le autorità bosniache ad assumersi le proprie responsabilità. Tuttavia, a parte le sollecitazioni in merito alla questione, l’Europa non ha mosso un dito per aiutare gli sfollati.
Ciò che risulta ancora più sconvolgente dell’intera vicenda è come questa ricada ogni anno nel silenzio più totale, alimentato dall’indifferenza di chi, pur sapendo, decide di non prendersi carico della questione. Perché, come ben sappiamo, ci sono problemi più importanti di salvare vite umane. Forse dimentichiamo che tra i Diritti-Umani inderogabili le Nazioni Unite riconoscono il Diritto alla vita. Eppure, risulta comodo parlare di diritti soltanto quando veniamo colpiti in prima persona.

05/02/2021

Valentina Croce

IL BANFO

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