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Le 3 M vincenti


Premetto che la seguente non ha la pretesa di essere la soluzione per ogni individuo che si appropinqui alla lettura di questa breve analisi quasi psicologica. Vuole essere semplicemente il mio contributo generale nell’ambito strettamente sportivo (anche se a grandi linee si può applicare a più realtà), ma riconosco anche che siamo tutti diversi e possediamo giustamente differenti chiavi di lettura e modalità di attaccamento allo sport. Il mio augurio è che ciò possa esser d’aiuto in qualsiasi modo, che, insomma, faccia un po’ riflettere e che possa tornare utile.
Quotidianamente, attraverso le moderne piattaforme tecnologiche, abbiamo in moltissimi la possibilità di entrare in contatto con gran parte dello sport praticato a livelli professionistici e ne rimaniamo quasi impressionati ogni volta, come fosse la prima. Ad esempio, guardando una partita di calcio, notiamo quella non-chalance dei calciatori, che talvolta ci fa pensare a quanto noi comuni mortali normodotati di capacità sportive siamo propriamente scarsi. Ci sorprendono la facilità e la sicurezza con le quali viene svolto anche un singolo gesto tecnico. Dunque, sicuramente madre natura ha prescelto dei fenomeni e li ha collocati in alcune piccole realtà (come il tennis, il basket, il calcio, ecc.) in cui hanno potuto emergere, ma non vi è mai stato alcun risultato straordinario senza una mentalità determinata e vincente. Sin da quando siamo bambini emergono i nostri caratteri nello sport e in base a quelli adottiamo una mentalità per il nostro stile di gioco. Da qui, c’è chi pratica sport per mantenersi in forma, c’è chi lo fa per passatempo, chi per passione, chi invece per vincere. Lo sport deve essere un misto di tutto ciò, non c’è o bianco o nero, perché non esiste sportivo appassionato che non si voglia mantenere in forma, come non esiste persona competitiva che non lo faccia per passione. La complessità sta nel trovare la giusta soluzione per ciascuno di noi, affinché lo sport ci renda persone migliori, in qualsiasi senso.
Alla base dello sport ci sono le più svariate motivazioni, ma è fondamentale che ve ne sia una. Qual è quella adatta per ciascuno di noi? Che sia per perfezionare l’aspetto estetico, che sia per sfogarsi, che sia per la competizione, poco importa. Ognuno ha la sua motivazione ed è giusto che non si facciano paragoni tra chi concepisce lo sport in maniera distinta. Ugualmente, il miglioramento funziona come la motivazione, tra essi vige una proporzionalità diretta: più si è motivati, più si migliora. Esattamente come la motivazione, anche il miglioramento è soggettivo e insieme ad esso viaggia la consapevolezza dei propri limiti. Non siamo infatti tutti dei Cristiano Ronaldo, delle Tania Cagnotto, dei Rafael Nadal...il nostro miglioramento ci conduce ai nostri successi, non a quelli altrui. Fuori da ogni dubbio, il confronto con chi è più “forte” è un altro fattore importante per la propria crescita, ma ciascuno deve fare i conti con se stesso. Immaginiamo ora di rappresentare l’andamento del miglioramento in un piano cartesiano; molti lo rappresenterebbero come una retta che parte dall’origine e che cresce linearmente, ma in verità noi non percepiamo miglioramenti quotidianamente. Infatti, nel grafico, la giusta rappresentazione del miglioramento è più una linea spezzata a forma di scala, la cui parte piana, dove poggiamo il piede, rappresenta i mille allenamenti e ripetizioni che fungono da preparazione al salto di qualità, mentre lo scalino vero e proprio rappresenta quell’istante minuscolo in cui siamo consapevoli di esserci migliorati anche solo in una piccola cosa. Questo è da considerarsi come il primo dei tanti piccoli successi a cui si può aspirare.
E invece la competizione? Per alcuni forse la lettura si può fermare qui, ma la speranza è che in molti vogliate proseguire!
Proviamo a pensare nel nostro piccolo a quanto sia importante essere competitivi e persistenti al fine di raggiungere un risultato, singolo o di squadra che sia, o un miglioramento, nello sport e non. Tutto ciò va desiderato e ci si deve mettere in gioco, sia con gli altri che con se stessi. Questo bagaglio di volontà e competizione come può essere vincente per noi? Come può essere raggiunta la mentalità vincente? Bisogna essere positivi e ottimisti. Lo sport praticato con il broncio è un’altra cosa. Se le cose non tornano, affrontarle lamentandosi e scoraggiandosi come può essere la chiave del nostro successo? Questa sarebbe soltanto la strada più semplice e immediata, ma non quella risolutiva. Ma cosa succederebbe se anziché essere negativi provassimo ad essere consapevolmente positivi? Ed è proprio questa la cosa più complicata: pensare in modo ottimista, anche e soprattutto nelle situazioni difficili. Impostare in questa maniera il proprio approccio allo sport, nel nostro quotidiano, è vincente per i nostri traguardi. Essere negativi o pessimisti, in un certo senso, diventa un nuovo limite a tutti quei limiti che già possediamo. Pensiamoci due volte, cosa è meglio essere?
E il successo? Viene di conseguenza. Vi sono quotidianamente esempi di chi, nonostante riponga tutto l’impegno in una sola attività, ottiene scarsi risultati, così come esiste il tipico “intelligente ma non si applica” dello sport. Nello sport, ma così come nella vita, bisogna avere la giusta consapevolezza di se stessi (potenzialità e limiti) e in base a questi porsi degli obiettivi; quando essi saranno raggiunti si può parlare di successo. L’insieme di essi, seppur piccoli, misura concretamente il successo risultante di ciascuno sportivo.
Tirando le conclusioni, ciò che è essenziale estrapolare è una propria idea di sport, perché non tutti abbiamo la stessa ambizione, ma l’importante è che ciascuno riesca a forgiare la propria mentalità sulla base della propria motivazione. Fare i conti con se stessi, vedere in modo realistico i propri pregi e i propri limiti è il giusto approccio affinché i risultati ottenuti siano dei veri e propri successi personali. Ciò non esclude il concetto di “sognare in grande”, perché non esiste grande atleta che non lo abbia fatto.

11/02/2021

Elisa Agostoni

IL BANFO

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