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Far fiorire le rose sul mare


È il ventisei febbraio 1969 quando la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose viene inabissata da un’onda, dopo essere stata presa di mira, nei giorni precedenti, da delle cariche di esplosivo. L’ingener Giorgio Rosa, presidente della nazione, dopo anni di sacrifici, si trova di fronte il relitto ormai in frantumi di un sogno di una vita intera.
L’Isola delle Rose, “Insula de Rozoj” nella lingua ufficiale, l’esperanto, era una piattaforma artificiale di appena 400 m² situata nel Mar Adriatico, a 500 metri dai confini che delineavano le acque territoriali italiane, poco distante dalle coste di Rimini. L’isola, considerata in realtà una micronazione, nasce da un’idea di Giorgio Rosa.
Rosa, dopo il conseguimento nel 1950 della laurea in ingegneria meccanica all’università di Bologna, inizia a maturare la volontà di «veder fiorire le rose sul mare» e di dar vita ad uno stato senza regole, libero. Supportato dalla moglie e dagli amici più fedeli, l’ingegnere inizia a lavorare con alcuni collaboratori sul progetto dell’Isola a partire dal 1958. Dopo anni di lavoro ininterrotto (i suoi collaboratori, infatti, raccontano che non ci si fermava nemmeno nei giorni di festa), la piattaforma viene ufficialmente aperta al pubblico il 20 agosto 1967.
Sull’isola, che si sarebbe dovuta sviluppare su cinque piani, a viverci stabilmente sono veramente pochi: il custode, Pietro Bernardini, e una coppia di riminesi che gestiscono il piccolo bar. Per sancire la propria indipendenza dalla Repubblica Italiana, sulla micronazione si adotta l’esperanto come lingua ufficiale, vengono emessi francobolli, adottati i Mills come valuta e viene costituito un governo. Ovviamente, a capo dello Stato e della Presidenza del Consiglio dei Dipartimenti vi è l’ingegner Giorgio Rosa, ed i suoi amici più leali vengono messi a capo dei cinque diversi dipartimenti. Infine, tre rose rosse con gambo verde fogliato, raccolte sul campo bianco di uno scudo sannitico vengono adottate come stemma dell’Isola.
L’inno che viene scelto per incarnare l’Isola delle Rose è decisamente inusuale, ma anche estremamente rappresentativo: l’aria “Steuermann! Laß die Wacht!” di Wagner, anche conosciuta come “l’olandese volante” o “Il vascello fantasma”.
Si può dire che, a conti fatti, l’isola è effettivamente “fantasma” poiché, anche dopo l’autoproclamazione di indipendenza del 1° maggio 1968, continua a non essere formalmente riconosciuta da alcun Paese del mondo come nazione indipendente. Seppur non ufficialmente riconosciuta, quella piattaforma in mezzo al mare c’è, e dà anche molto fastidio. L’incredibilmente ingente afflusso di turisti diretti all’Insula de Rozoj viene infatti visto dal governo italiano come una sorta di complotto, un tentativo di sabotaggio nei confronti dell’economia del paese. Non è solo il turismo però, a preoccupare il governo, ma anche tutte le possibili attività che si dice possano avere luogo sull’isola misteriosa. Alcuni sostengono infatti che Rosa abbia in realtà intenzione di aprire un casinò ed un night club sulla piattaforma, di dare vita ad una “Las Vegas” sull’acqua, e ancora non mancano neanche le teorie complottiste a riguardo, come quella dell’installazione di una base missilistica russa. Ovviamente nulla di tutto ciò corrisponde a quella che è la realtà, ma l’ormai esausto Giovanni Leone, Presidente del Consiglio dell’epoca, il 25 giugno 1968 decide di far occupare militarmente l’Isola dalle forze dell’ordine. Hanno quindi inizio molteplici scontri burocratici tra Giorgio Rosa ed i nemici determinati a “sconfiggere” lui ed il suo sogno. L’irrisolvibile ed incessante diatriba si protrae per quasi un anno, fino a quando, l’11 ed il 13 febbraio 1969, alcuni sommozzatori della Marina Militare Italiana non prendono di mira la piattaforma con un totale di 1.755 kg di esplosivo.

L’insolita isola di acciaio sorta in mezzo al mare ebbe una vita di appena 55 giorni, ma la sua rocambolesca storia viene ancora oggi ricordata sorridendo poiché, di fronte ad un’impresa così ambiziosa quanto folle, è impossibile non rimanere stupiti.

22/02/2021

Bianca Redaelli

IL BANFO

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