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Un viaggio nel tempo attraverso le pandemie


Il coronavirus è sicuramente l’avvenimento che per eccellenza, dalla fine della guerra fredda, ha coinvolto l’intera popolazione. Ci sono stati tanti avvenimenti dopo l’iconica data del 9 novembre 1989, come per esempio la caduta delle torri gemelle, ma niente ha travolto l’uomo come questo virus, poiché non è unicamente il singolo a trovarsi coinvolto, bensì l’intero pianeta. L’epidemia segnalata a Wuhan, nel dicembre 2019, passerà sicuramente alla storia. Rispetto ad altre epidemie, quella della Sars-Cov-2, è sicuramente meno distruttiva: il tasso di letalità infatti è estremamente basso. Per “tasso di letalità” si intende il rapporto tra il numero di decessi di una determinata popolazione contagiata da una malattia, e il numero di persone risultate positive a quella specifica malattia. Per avere un quadro generale oggi, 12 gennaio 2021, abbiamo un tasso di letalità calcolato su base mondiale e, prendendo in considerazione come malattia il coronavirus, pari al 0,02%. Ciò significa che su circa 92,95 milioni di persone, che hanno appunto contratto questa malattia, solamente 1,95 milioni di persone sono decedute in seguito all’infezione. Inoltre, secondo uno studio condotto, se i governi mondiali non avessero adottato la strategia del lockdown, oggigiorno avremmo un tasso di letalità del coronavirus del circa 0,22%. E, se il coronavirus venisse comparato con altre delle 27 peggiori crisi epidemiche della storia, non raggiungerebbe comunque una posizione tra le prime dieci. Basti pensare alla peste del trecento: nel 1347, una galera genovese proveniente del mar Nero, sbarcata a Messina, portò con sé dei roditori infetti dal bacillo di una nuova malattia, contagiando così dapprima la popolazione italiana e poi quella europea. La peste del trecento però, aveva un tasso di letalità estremamente alto, corrispondente infatti al 42,11%. La peste in questione è stata la più distruttiva tra tutte le epidemie nel corso della storia e la popolazione mondiale fu letteralmente dimezzata. Con un tasso del circa 50%, si aveva una possibilità su due di morire in seguito all’infezione della peste. Però, e c’è un però, dopo ogni epidemia si eredita qualcosa. Nel Trecento si ereditava materialmente qualcosa: la peste aveva mietuto metà della popolazione, e ciò significava che io contadino del medioevo avevo la possibilità di ereditare per esempio una casa, o l’attività di famiglia, o beni liquidi. Mi rendo conto del fatto che sia un meccanismo perverso, ma la gente, dopo ogni fatto tragico, ha una grande voglia di tornare alla normalità; la gente vuole tornare a vivere. E durante una crisi, molte persone traggono il proprio profitto da quella situazione, e molte altre vedono il proprio capitale aumentare grazie all’enorme partita dei finanziamenti che hanno gestito. Finanziamenti che si realizzano nella produzione del vaccino, di mascherine, guanti, tute e medicine. E ciò avviene anche nelle guerre: il settore bellico aumenta il proprio guadagno rispetto ad un periodo di pace. Questo periodo, definito da molti un periodo, tra virgolette, “di guerra”, ha portato ad un aumento considerevole degli introiti per alcuni. Ho detto “virgolette”, mentre parlavo di guerra perché sostanzialmente davvero un paragone moralistico con nel periodo per esempio della seconda guerra mondiale? Sì. Siamo nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria, una situazione disastrosa, drammatica e difficile che può essere paragonata ad una guerra, ma comunque sostanzialmente diversa. Penso che una scelta dei termini più accorta, sarebbe la scelta migliore. Parlare di guerra è inammissibile, è una scorciatoia lessicale, è solamente un mero tentativo di cercare di eludere la verità. Si tenta di cercare di superare l'ignoto, attraverso il noto. La guerra ci sembra di conoscerla, ma quante persone vive, possono dire di aver impugnato un fucile e aver combattuto? È completamente errato, costringere una situazione, a essere catalogata in una parola che richiama tutt’altro.
Nel Dionisio dello storico Károly Kerényi, si legge l’origine della parola “epidemia”, che originariamente voleva dire “l'arrivo di un qualche cosa nel paese, in grado di sopraffarlo”. Come si legge nello scritto di Károly Kerényi, poteva essere un dio, come Dioniso, ma oggigiorno diremmo invece che è una malattia.
La pandemia ha sconvolto tutti. Il punto essenziale della questione, nella mia ottica, è che il nemico con cui ci troviamo a combattere non è il coronavirus, ma la paura. Con la paura, l’uomo è sempre riuscito a nascondere il suo io più recondito. Superare una situazione di paura permette di ottenere alcune informazioni preziose: ricorderemo sempre quel pericolo e come lo abbiamo superato. Alcune paure, al contrario, si nutrono di mancanza di informazione. Una di queste è la paura dell’ignoto. La paura dell’ignoto che da sempre avvertiamo e che tuttavia esplode quando la realtà mette a nudo la nostra essenziale impotenza.

Come per la peste del trecento, anche il coronavirus ha, a conti fatti, dei risvolti positivi. Il primo aspetto positivo, anche se probabilmente temporaneo, è il miglioramento della qualità dell’aria: le emissioni di monossido di carbonio, provenienti dai tubi di scarico delle macchine, si sono ridotte del 50%. Le emissioni delle compagnie aeree si sono ridotte in maniera ancora più notevole.
In relazione all’abbassamento di emissioni di Co2, un’altro aspetto positivo è il calo delle emissioni di Gas Serra. Altri aspetti come la riduzione dell’inquinamento acustico e dell’inquinamento delle acque, insieme all’aumento dell'igiene avvenuto in tutti i paesi, sono sicuramenti positivi.

In questo periodo però abbiamo anche perso molto; abbiamo sostanzialmente perso la vera natura dell’uomo, quella di relazionarsi vis a vis. Forse l’uomo non è ancora pronto, forse le tecnologie non sono ancora così sviluppate in questo senso, forse l’uomo ha ancora bisogno della cosiddetta “interazione sociale”, ma realmente, non virtualmente.
È stato necessario adottare la strategia del distanziamento sociale, della DAD, e del lockdown, tuttavia l’uomo reagisce sempre nello stesso modo davanti al pericolo. Come per altre epidemie passate, l’essere umano ha saputo riconoscere la contagiosità delle malattie ma, in più di mezzo millennio, non ha altro che un dispositivo rudimentale per combattere le malattie di tipo infettivo: un panno, che oggigiorno chiamiamo mascherina, posto sulla bocca e sul naso per filtrare l’aria. L’uomo ha sempre adottato delle misure più o meno efficienti di sanificazione di oggetti: il Manzoni scrive nella sua opera più celebre, che i fornai prendevano le monete con un'asta di 1-2 metri, per mantenere il distanziamento sociale, e poi per sanificare le monete le ponevano in una soluzione di acqua e aceto.

Se oggigiorno il bilancio dei morti non è così alto, dobbiamo ringraziare la peste del trecento, che ci ha fornito informazioni davvero importanti sul come combattere un'epidemia. L’unico rimedio al virus un il vaccino. Fortunatamente oggi il vaccino è stato prodotto in tempi estremamente brevi, e quasi sembrava di essere avvolti da quella stessa atmosfera che avvolgeva il mondo durante il periodo della corsa verso la Luna.

Di seguito sono presenti altre pandemie che vanno sicuramente ricordate, come l’influenza spagnola, l’HIV e il vaiolo:
● Prima Guerra Mondiale, marzo 1918, viene registrato il primo caso di influenza spagnola. Fu battezzata così perchè la Spagna rimase neutrale nella Grande Guerra e le informazioni sulla pandemia circolavano liberamente, a differenza degli altri paesi coinvolti nella lotta che cercavano di nascondere i dati. Questo ceppo virulento del virus dell'influenza si diffuse in tutto il mondo in contemporanea agli spostamenti delle truppe sui fronti europei. I sistemi sanitari rischiavano il collasso e le camere mortuarie funebri non riuscivano a stare al passo con le vittime. Si stima che il tasso di mortalità globale fosse tra il 10 e il 20% degli infetti, e in tutto il mondo morirono fra le 20 e le 50 milioni di persone.
● Il virus dell'immunodeficienza umana, l'HIV, meglio noto come AIDS, affligge l’umanità dal 1981, e da allora si è diffuso in tutto il mondo concentrando gran parte degli sforzi delle organizzazioni mondiali della sanità. Si pensa che la sua origine sia stata animale, e i suoi effetti contemplano l'indebolimento del sistema immunitario. Di per sé quindi il virus non è letale, ma lo sono le sue conseguenze, perché lasciano l'organismo indifeso di fronte ad altre malattie. Il suo contagio avviene per contatto con fluidi corporei. Anche se queste vie di trasmissione lo rendono meno contagioso, a priori, rispetto ad altri virus come l'influenza, l'ignoranza iniziale ha permesso che si diffondesse molto rapidamente. Si stima che l'HIV abbia causato circa 25 milioni di morti in tutto il mondo.
● La diffusione del vaiolo negli esseri umani è nota da almeno 10.000 anni, ma fortunatamente, è una delle poco malattie che l'uomo è riuscito a debellare con la vaccinazione. Nel 1977 è stato registrato l'ultimo caso di contagio del virus, che da allora è considerato estinto. Il suo nome fa riferimento alle pustole che apparivano sulla pelle di chi ne soffriva. Il vaiolo era estremamente contagioso ed estremamente distruttivo, infatti decimò la popolazione mondiale dalla sua comparsa, arrivando ad avere tassi di mortalità fino al 30%. Si espanse anche nelle Americhe quando i conquistatori iniziarono ad attraversare l'oceano, colpendo in modo terribile una popolazione con difese molto basse contro nuove malattie, e in Europa ebbe un periodo di drammatica espansione durante il XVIII secolo.

Quindi cosa ci insegna la storia? La storia ci insegna forse che non esistono cose giuste e cose sbagliate, e soprattutto, nessuno è in potere di deciderlo. Nessuno ha il diritto di dire a qualcun altro cosa sia giusto fare o non fare. Nessuno può decidere di privarci di una serie di azioni. Nessuno. Nessuno sarebbe degno, se non Dio stesso. Perché ricordati uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai, così sta scritto nella Bibbia.
Credo allora che una plausibile risposta possa esistere e temo sia una ed una sola: dobbiamo avere fiducia, dobbiamo credere negli esperti che ci stanno guidando attraverso questo periodo buio. La vita è una ruota che gira, non possiamo né fermarla né invertirne la corsa. Possiamo solamente camminare assieme alla vita, e prevenire che diventi insopportabile. Dobbiamo seguire le norme anti-covid.

02/04/2021

Davide Garofoli

IL BANFO

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