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Simposio Pandemico


Era ormai il crepuscolo quando giunsi a casa di Socrate. Lui, Epicuro e Agostino erano già sprofondati fra i cuscini scuri, e, mentre sbocconcellavano qualche oliva e un po’ di formaggio, cominciarono a discorrere riguardo alla situazione terribile che stavamo a quell’epoca vivendo. Questo fu ciò che potei ascoltare quella sera.

SOCRATE Ah amici, è questa condizione di dubbio, d’incertezza che mi uccide. Nessuno riesce a capire davvero che cosa sia questo virus.
AGOSTINO Caro Socrate, io so solo una cosa: se ho un dubbio, esisto, e sono ancora sano, per grazia del Cielo.
EPICURO Ma sì, tafano d’un Socrate, non farti troppe domande e goditi la serata. Il sole sta già cedendo il posto alla luna, e sento nell’aria profumo di divertimento.
SOCRATE Avrai ragione tu... eppure c’è qualcosa, qualcosa di tremendamente terribile in tutto ciò: dovercene stare lontani dal mondo, dalla civiltà, dai cari, e chiuderci ognuno nel proprio guscio... non mi piace, non mi piace per nulla.
EPICURO Ah-Ah! Io ve l’ho sempre detto ragazzi, astieniti e vivi nascosto. È l’unica.
AGOSTINO Sai che, a ben pensarci, può essere davvero una buona soluzione: lontani dalla frenesia del mondo, possiamo ritrovare noi stessi, ritrovare la tranquillità, ritrovare Dio...
SOCRATE E chissà, magari, trovare davvero quello che cerchiamo. Trovare la verità.
EPICURO Ma che Dio, ma che verità! Donne, vi dico io, cibo, vino e donne, almeno un paio per volta: mentre siamo chiusi in casa dobbiamo divertirci un po’.
SOCRATE Un attimo, un attimo, Epicuro, penso tu mi abbia fatto soffocare il buon Agostino... un sorso di vino per mandare giù il boccone che ti vuole così poco bene? Ah no, acqua, solo acqua per te, hai ragione.
AGOSTINO Grazie, grazie, caro Socrate. Sto meglio. Ma, a proposito di acqua, cosa ne pensate di quest’ultima idea di sostituire l’acqua santa in chiesa con quella poltiglia puzzolente d’un igienizzante? Ignobile, Santo Cielo, ignobile davvero.
EPICURO Parli come un nonno, Agostino. Ti devo dire, invece, che questo igienizzante è davvero utile in fondo: scinde gli atomi del virus, disgrega la materia fino a renderla più innocua di un cagnolino... Non è roba da poco, capisci…
AGOSTINO Sarà come dici tu, ma io credo che tutto questo serva a poco, se non abbiamo la protezione di Dio.
EPICURO Negazionista!
SOCRATE E che vuol dire?
EPICURO Non lo so, amici, ma l’ho sentito usare da molta gente per riferirsi a chi non la pensava come loro, molta gente davvero.
SOCRATE Male, molto male, non sapere esattamente che cosa siano le parole. Abbiamo bisogno di certezza, di cose vere, di dati incontrovertibili.
AGOSTINO Lo sappiamo, lo sappiamo, “dati e sicurezza”, ce lo dici sempre. Chiamaci quando sarai emerso da quella selva di sacrileghi che scrivono su internet. E, Santo Cielo, staccati da quel computer.
SOCRATE Ma no, Agostino, non t’agitare... Guarda qui, dati, numeri, grafici... Questo può rispondere a ogni tua domanda, dipanare ogni tuo dubbio.
AGOSTINO Io non guardo quella porcheria mondana, tutto ciò di cui ho bisogno lo posso benissimo trovare dentro di me. E poi, ti ho già detto che il dubbio non mi sta così male.
EPICURO Eppure, caro Agostino, mi pare che Socrate non sia il solo a dirti “prendi e leggi”, per lo meno da quanto ci hai detto tu… Se hai dato così attento ascolto a quell’altro, ascolta un po’ anche lui, almeno per coerenza.
SOCRATE Buona questa, Epicuro, un po’ pesante ma buona davvero. Non offenderti Agostino, ma francamente a volte sembri davvero troppo scettico.
AGOSTINO Oh, come siete simpatici, sapete benissimo che quella fase l’ho superata.
SOCRATE Ma su, torniamo alla questione principale, e smettiamola di scherzare: che cos’è questo virus? Da dove viene? Se ne andrà? Questo è ciò che mi domando, sempre: io devo sapere.
EPICURO Io penso, cari amici, che non convien preoccuparsi finché non ne siamo toccati. Badate bene, non è questione di insensibilità, ma di puro e semplice guadagno: quale sarebbe l’utilità, il reale guadagno, se ci rovinassimo la vita prima ancora di sapere se abbiamo contratto il male? Sapete come la penso, bisogna evitare il dolore e cercare la tranquillità; ma se questa ricerca procura più male che bene, meglio abbandonarla all’istante.
AGOSTINO Ma scappare dai problemi non basta, Epicuro. Dobbiamo pensare che ci sia un senso, che ci sia qualcosa da cui dipenda tutto ciò che succede, qualcosa da seguire per orientarsi nella giusta direzione. Il caso, l’andar allo sbaraglio non fanno per me. Io so, so che il virus se ne andrà quando Dio lo vorrà, so che se continueremo a credere ne usciremo, prima o poi.
SOCRATE Prima o poi, Agostino, hai detto le parole giuste. Ma quando, quando, dannazione?
AGOSTINO Questo non lo possiamo certo sapere, signori! Questo virus non appartiene a noi, limitati, mortali, formiche per il Cielo; appartiene a Dio e a tutto ciò che non potremo mai comprendere.
EPICURO Che grand’uomo il tuo Dio, se ti uccide senza nemmeno darti una spiegazione. Grand’uomo davvero!
AGOSTINO Ma no, ma no, non intendevo affatto questo, mio buon Epicuro. E, detto fra parentesi, non è strano che tu concepisca solo divinità altamente menefreghiste. È chiaro che questo male non viene dal mio Dio, che bestemmia; ciò che dico è che toccherà solo a lui allontanarlo.
SOCRATE Ma allora, se non viene dal tuo Dio, da dove viene?
EPICURO Viene dal nulla, questo è, esattamente come dal nulla veniamo noi. È fatto di atomi, di materia, identicamente a noi. E, quando non saremo più fatti di materia, torneremo al nulla, entrambi. Noi non siamo diversi dal virus, è questa la triste verità.
SOCRATE E allora, amici miei, penso che dall’arguta premessa di Epicuro si possa trarre una conclusione inaspettata. Se noi e il virus non siamo diversi, cosa ci garantisce che è giusto che viviamo noi, e non lui? Cosa ci garantisce che non siamo noi i malvagi per quel povero, pavido virus che non chiede altro che sopravvivere?
EPICURO Ah, conclusione sbalorditiva, Socrate. Ma non aspetterò a risponderti: a rigor di logica, hai ragione tu, ma non posso fare a meno di ribellarmi tenacemente all’idea di soffrire. È la mia natura, e non riuscirò a cambiarla. E sono anche convinto che, nel profondo, ogni uomo sia naturalmente spinto verso il piacere, e repulso dal dolore. Ogni uomo, anche tu.
AGOSTNO Questa volta mi devo trovare d’accordo con Epicuro, caro Socrate, per quanto suoni bizzarro. Non ridere, Epicuro, sai anche tu che siamo come il giorno e la notte, ma questa volta siamo dalla stessa parte. Il tuo ragionamento, Socrate, fila se seguiamo solo la ragione, ma non se esaminiamo il problema con il cuore: il nostro creatore ha care noi creature, non vuole certo la nostra sofferenza. Noi siamo il frutto del suo amore e non siamo fatti per altro che per l’amore.
SOCRATE Capisco le vostre posizioni, amici, e devo ammettere che le avete ben difese. Ma dovete ammettere che, per quanto rifuggiamo il dolore, non possiamo scampare alla sua affascinante e spietata sorella.
AGOSTINO La morte? Non è un problema per me e per chiunque sappia che, chiusa una porta, si apre un portone. Tutto sta nel comprendere che la vera vita non è ancora cominciata.
EPICURO Ma Agostino carissimo, se anche non credessimo nel tuo paradiso, sarebbe comunque lampante che la morte non va temuta. Tu mi dici che continueremo a esistere dopo la fine, io ti dico di no; ma è proprio per questo che non ci dobbiamo preoccupare: se non ci saremo più, se nessuna parte di noi potrà più sentire nulla, allora non ci sarà sofferenza.
SOCRATE Anche io la penso come voi, ragazzi, e non tremo al pensiero di salutare per sempre questa grande casa che chiamiamo mondo. Ma la morte non fa paura a chi deve morire, fa paura a chi deve vivere, tenetelo bene a mente. Ai parenti, agli amici, agli allievi... Non sapete quante volte hanno tentato di sottrarmi a ogni seppur minimo pericolo. Il fetido sorriso di Thanatos non ha effetto sugli avari, sui malvagi, sui soli. Più siamo persone vere, persone complete, più temiamo per chi ci sta intorno.
Forse, nel buio assordante di questa tragedia, uno spiraglio di luce e di utilità lo abbiamo trovato: ci ha fatto realizzare quanto potremmo perdere.
EPICURO E stringere più vicino chi non abbiamo perso.
AGOSTINO E sapere che, in realtà, non abbiamo mai perso nessuno.

14/04/2021

Maddalena Mandelli

IL BANFO

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