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Astrolosofia


Astrolosofia
O una risposta alla crisi dell’antropocentrismo.

Un paio d’anni fa, un articolo ambiguo ma in fondo ben intenzionato che campeggiava sul nostro giornalino recitava “L’uomo: un cancro ai polmoni della Terra”. Icastiche e alquanto retoriche parole per esibire il prodotto di una comune, globale, diffusa elaborazione mentale: il genere umano, forte del suo pestilenziale inquinamento, costituirebbe un vulnus titanico e quasi irreparabile sul volto ferito della Terra, per non dire del Sistema o dell’Universo. Ma che sarebbe davvero l’Universo, mi sono chiesta, senza di noi?

In principio Dio creò il Cielo e la Terra.
Qui un infinito tutto e lì un punto di nulla; qui un corpo florido e fluido che diffonde sé stesso in sé stesso, che sa chiamarsi senza usare nomi, lì un embrione parassita che ha perfino la presunzione di pensare.
Con compiaciuto sadismo, la consapevolezza del male che noi uomini facciamo a quanto ci sta intorno ci porta ad autodefinirci come cancro del mondo, come errore della Natura, come aborto di Dio. E se poi accadesse che, a furia di ascoltarci, Dio abortisse davvero?
Se riavvolgessimo il leggero gomitolo dei millenni per tornare al “principio”, prima del tempo, prima del prima. Se, al momento di creare, Dio si accorgesse di peccare, di portare nel suo fertile grembo, invece del seme della gioia e del progresso, solo un giovane mostro che lo fagociterà. Se la perfidia umana non avesse mai avuto modo di compiersi e manifestarsi. Se invece dell’ingombrante Noi ci fosse solo un impersonale e disinteressato Altro.
Se.
Senza uomini, senza Terra, senza Prodigioso Pianeta Blu. Che cosa diverrebbe, ad esempio, il Sole, quella che ci illudiamo essere “la nostra Stella”, il regalo di Dio per il nostro lurido Battesimo, o forse Dio stesso nascosto, che ci spia sotto un velo di fiamma per ridere dei nostri piccoli e ciclopici sogni? Se tutta la sua energia creatrice e distruttrice non venisse più convogliata verso l’avida, vogliosa terra, assetata di una qualche calda carezza tanto da intrappolarla nella sua atmosfera d’acciaio. Chissà che con quel bucolico epiteto di “effetto serra”, curiosa metafora di una botanica manierata e melensa, non vogliamo descrivere due mani scheletriche, scarnificate, perpetuamente tese ad agguantare e sottrarre all’Universo un bene che dovrebbe essere di tutti e non di uno. E, allora, dove andrebbe tutta quella forza, quel respiro di fuoco, disperdendosi nel vuoto, raggiungendo vastità edeniche e abissi infernali? Che giungerebbe magari a scaldare perfino le profondità ghiacciate del Sistema Solare esterno, l’occhio polare di Giove e le brine blu di Nettuno? Non basterebbe la semplice, fisica assenza della Terra per alterare un equilibrio cosmico precostituito e necessitato, ma se, cambiando questa singola tessera del puzzle, cambiasse anche l’immagine rappresentata? Una leggenda narra di un tale che volle rubare il Colosseo staccando una pietruzza alla volta. Non ci riuscì. Ma, ancora oggi, ci ricordiamo di lui, e abbiamo sulle labbra la sua storia. E, poi, una storia più grande, quella della Scienza, ci conferma che ogni modello che scegliamo di adottare per figurarci la realtà, la materia, il cosmo altro non è che una piccola prigione tratteggiata a matita, che pretende di catalogare l’Universo che sempre corre con le categorie umane. Tutto non è come è, ma come appare. Ridefinendo l’aspetto tradizionale del cielo, che lo sguardo Clemente di Dio-Sole non possa posarsi anche più lontano, su ciò che è stato abbandonato al limite ultimo del giardino di stelle? Allora sì, sì che ci sarebbe un nuovo spazio per la Vita, un nuovo tempo per la creazione. Ma Dio non commetterebbe due volte lo stesso errore, no; ora saprebbe certamente fare di meglio, saprebbe creare l’Uomo Perfetto, l’uomo in grado di seguirlo e amarlo come ogni buon figlio fa con il proprio padre. Ed ecco che l’umanità perfetta sorge dal mare di ghiaccio, un esercito trasparente ma indistruttibile pronto a combattere per il Bene eterno e cristallino. Ma cosa sarebbe l’umanità perfetta, privata di un’imperfezione che costituisce la sua stessa umanità? Quale potrebbe essere il prodotto perfetto di un Dio perfetto se non, ecco, appunto un altro Dio? L’unica creatura che può essere generata da Dio è un suo sacro alter ego, un suo speculare e terrificante sé stesso.
In principio Dio creò Dio.
E ora sorge subito un nuovo dubbio, una scissione della nostra mente limitata ma, forse, anche della ben più acuta mente di Dio: come possono coesistere due Dei, due tutti, due infinità senza collidere l’una con l’altra? Qual è il vero Dio? Qual è il primo Dio? In questa nuova situazione, dettata dall’ innocuo e caritatevole desiderio di liberare il mondo dalla nostra infestante presenza, Dio si ritrova a essere figlio di sé stesso, a dover combattere con suo figlio-padre per testimoniare la sua autenticità. Ma la gara si gioca con armi pari, con armi parimenti infinite, con le armi dell’onnipotenza e dell’immortalità, e nessuno dei due contendenti può sopraffare l’altro. Se non, infine, tramite l’unanime accordo di ferirsi reciprocamente a morte, nello stesso istante. E, quando muore Dio, quando cessa di esistere l’eternità, nasce il Tempo. Se l’eterno è la dimensione celeste, senza coordinate, senza barriere, allora il tempo, così finito, incasellato, dimensionato, è proprio dell’uomo. Il tempo esiste se esiste l’uomo, esiste se l’uomo lo può pensare e usare per ogni sua conquista ed errore. Il sorriso dell’uomo che ideò la ruota, le lacrime di Napoleone durante l’umiliazione dell’esilio, il primo, sospeso, passo dell’Occidente sulla Luna: tutto si è svolto in un momento, in un giorno, in un tempo; tutto ha senso nel tempo umano, non nell’opaca e fulgida eternità divina. Dunque, se manca Dio, rinasce l’uomo. Dal profondo dell’oblio in cui abbiamo voluto confinarlo, ritorna a passo lento ma sicuro come un Lazzaro rievocato dal buio della tomba, come l’unica soluzione possibile dinanzi all’eterno problema della Vita. L’unica cosa che può vivere, sopravvivere, è l’uomo in quanto uomo, in quanto imperfetto ginepraio di carne e di sangue, in quanto non-Dio.
In principio l’uomo creò il Cielo e la Terra.
Poi la distrusse, ma per lo meno la creò.

10/01/2022

Articolo a cura di

Maddalena Mandelli

IL BANFO

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