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Letteratura in 3,2,1...


Per quanto studiato finora, ecco la spiegazione in massimo tre righe e in ordine alfabetico di tutti gli autori e le correnti di Letteratura Italiana che affronterete al triennio. E se non li capite neanche così…

-Alfieri
Incavolato con pressoché chiunque, ogni tanto fugge nella natura, nei confronti della quale ha un rapporto intimo e partecipato, che anticipa il Romanticismo. Si sente da solo nella sua titanica lotta per la libertà contro ogni tipo di tirannide, politica o spirituale.

-Arcadia
Gruppo di schizofrenici che si traveste da pastori greci antichi, nel tentativo di fare poesie più leggere di quelle barocche: il risultato è una serie alquanto stucchevole di idilli, scenette pastorali di argomento amoroso e dalle rime orecchiabili.

-Ariosto
Assai lecchino poeta di corte, ha il gusto per la narrazione: il ritmo è cadenzato, la trama è complessa ma sempre coesa, gli eroi del classico poema cavalleresco acquistano una sensibilità più moderna. Lo scopo è far riflettere mentre si diletta, la religione ha meno spazio di quanto ci si aspetti.

-Beccaria
Prega l’Europa di usare il cervello, che tanto la pena di morte non porta a nulla di utile: non per un buonismo di fondo, ma perché così si ammazza gente potenzialmente capace di lavorare trenta ore al giorno per la comunità. Dai, un po’ di utilitarismo per favore.

-Boccaccio
Sesso, droga e anticlericalismo raccolti in novelle brevi e in prosa (mica banale nel Medioevo); la morale della favola è che il mondo sta cambiando, non si può rimanere ancorati alla vecchia morale aristocratica, e soprattutto mai fidarsi delle apparenze, per non finire ingannati da qualche finto prete cattolico.

-Carducci
Preso troppo bene con la letteratura greco-romana, si convince che la metrica di quel tipo di poesia vada riproposta in lingua italiana, anche mentre parla di tematiche super moderne come treni e stazioni. La sua poesia ha grande impatto cromatico, sembra di contemplare quanto non di sentire ciò che descrive.

-Cavalcanti
L’amore stilnovistico è trattato nella maniera più deprimente possibile, come una vera e fisica distruzione dell’anima, dato che le emozioni altro non sono che concrete azioni di “spiritelli” presenti nel corpo. Le sue poesie sono armoniche, ok, ma sempre pervase da un’atmosfera tremendamente malinconica.

-Dante
Convinto di essere il miglior poeta di tutti i tempi (e non a torto), attribuisce un valore enorme all’uomo e al suo libero rapporto con Dio; è un maestro nell’inventare parole inesistenti e usare circonlocuzioni di otto righe, ma gli vogliamo bene lo stesso perché ha “inventato” l’Aldilà come lo conosciamo oggi.

-D’Annunzio
Altro uomo dall’eccessiva autostima, il suo amore per l’estetica formale lo porta a volte a rinunciare a una sensibilità più sentita e genuina. Grande attenzione alle sonorità, oltre che all’edonismo e a un virilismo tanto esasperato da portarlo a imprese tragicomiche come quella di Fiume.

-Foscolo
Credeva nella Patria e nell’amore, ed entrambi lo hanno deluso. Si sente un genio incompreso, una specie di Alfieri ma più prolisso nella prosa; di tendenze materialistiche epicuree, crede che la poesia sia l’unico modo per divenire immortali e riportare un po’ di quell’armonia e bellezza dei tempi antichi.

-Galileo
A parte la fatica di studiare una vita per poi essere obbligato a rinnegare tutto, la sua importanza sta nell’aver creduto che lo studio della realtà sensibile potesse essere una via per arrivare a Dio valida quanto le Sacre Scritture. Usa una prosa scientifica e ancora barocca, ma scorrevole e razionale.

-Goldoni
Pensa che tutto sommato la vita sia una grande farsa, e dunque conviene rendere questa farsa più simile alla vita possibile: i vecchi personaggi stereotipati della Commedia dell’Arte vengono sostituiti da figure più complesse e verosimili, in grado di dar voce a riflessioni e denunce sociali nient’affatto banali.

-Guinizzelli
Racchiude un po’ tutte le caratteristiche dello Stilnovo: la donna (rigorosamente nobile, pura e capace di incantare con lo sguardo) viene angelicata, ossia utilizzata come tramite fra Cielo e Terra da parte di chi è dotato di “cor gentile”, di disposizione all’amore e alla bellezza.

-Leopardi
Poraccio, brutto solo e gobbo, non crede né in Dio, né nella ragione, né tantomeno nella natura, che per lui è la prima fonte di sofferenze fisiche e morali. Nelle sue poesie, caratterizzate dalla presenza di elementi lontani, indefiniti e suggestivi, sembra che l’unica speranza stia nel non averne, nel non farsi illusioni.

-Levi
L’unico autore su cui non mi permetto di scherzare. Oltre all’uomo, l’autore: fine psicologo pur nel rifiuto della psicologia tradizionale, arriva dopo l’esperienza della Shoah a maturare una “filosofia” vissuta, reale. Il bisogno, la sete di raccontare lo ha reso ciò che è, ma il peso della memoria lo ha portato, infine, al suicidio.

-Machiavelli
Teorico della politica nella Firenze repubblicana, ritiene che la ragion di stato (il bene dello stato, comune a tutti) vada preposta all’etica individuale; le uniche doti da possedere quindi non sono quelle morali, ma quelle del leone e della volpe: forza e astuzia.

-Manzoni
Se sei innocente, vergine, sottomesso e vai a messa otto volte al giorno puoi addirittura essere povero. Scherzi a parte, il tema della salvezza è trattato nelle sue più diverse declinazioni, in poesie e prose molto curate e intrise di Romanticismo, tenendo sempre un occhio al Cielo e uno alla storicità terrena.

-Marino
Da bravo poeta barocco, sembra tutta forma e niente contenuto, ma non è così; fra complesse metafore, figure di suono e preziosismi lessicali si perde un po’ il significato della sua poesia, che vuole in realtà far riflettere sull’ illusorietà del piacere e sul vero significato dell’amore.

-Monti
Lo chiamano il “ traduttor dei traduttor d’ Omero”, perché ha tradotto l’Iliade senza sapere il Greco,
creando un prodotto elegante e un po’ pomposo; tutte caratteristiche del Neoclassicismo, amante di una perfezione formale troppo rigida per i romantici… anche se, nelle poesie amorose, sembra romantico anche lui.

-Parini
Fare il prete non ti rende automaticamente noioso: puoi anche scrivere in endecasillabi sciolti (non rimati) un lungo e gustosissimo poema satirico contro la nobiltà, oltre che una serie di poesie che riprendono tematiche sociali di sapore illuministico.

-Pascoli
Per lui bisognerebbe tornare all’asilo: per dar voce al “fanciullino” che è in noi dovremmo spogliarci della nostra età ed esprimere gli elementi più innocenti, ma tuttavia anche più alti, della nostra coscienza. Il tutto tramite immagini intime, familiari, quotidiane, quando non strettamente rurali. Si chiamava Pascoli…


-Petrarca
Prendete lo Stilnovo, ma fatelo ancora più equilibrato e regolare, seppure espressione di profondi contrasti interni fra aspirazioni pure e desideri troppo terrestri. La gamma di termini è circoscritta, la struttura si basa molto sulle dittologie (due elementi uniti da congiunzione), il che lo renderà poi molto imitabile e imitato.

-Pirandello
Nelle sue opere, umoristiche e moderne, si assiste alla crisi dell’individuo dinanzi alla società, che necessita continuamente di ruoli-maschere a cui fare riferimento e bolla come folle chi non vuole uniformarvisi, per rimanere fedele a sé stesso e alla nuda verità. La conoscenza è, dunque, sempre e solo un’opinione.

-Svevo
Bello pompato di filosofia e psicoanalisi tedesca (vedi il signor Freud), si convince che l’uomo in fondo valga ben poco, e quindi i protagonisti dei suoi libri sono tutti degli “inetti”, degli incapaci, la cui incapacità può però, forse, rivelarsi utile in quanto indice di duttilità. Per lo stile, basta dire che era amico di Joyce.

-Tasso
Vuole fare l’Ariosto 2.0, ma deve fare i conti con l’Inquisizione: i suoi eroi sono incontrastabilmente puri e valorosi, resistono alle tentazioni amorose (ah già, le donne sono ovviamente il male) e strapazzano i musulmani che non riescono a convertire. Ma giuro che è molto più bello di quanto sembra.

-Verga
Racconta la vita rurale siciliana dal punto di vista di un narratore popolare e corale, interno alla realtà regredita che vuole fotografare; ma, insistendo sulle convinzioni assurde del popolo, porta il lettore a comprendere come esso non sia certo imparziale. È il cosiddetto straniamento.

-Verri
I due paladini dell’Illuminismo milanese: in realtà erano 4, ma solo Pietro e Alessandro fondano il Caffè, periodico che, sul modello di quelli inglesi, vuole svecchiare la cultura dell’epoca rendendola accessibile, in una prosa chiara e a tratti quasi da enciclopedia. Si scrive un po’ di tutto, proprio come sul Banfo.

-Ungaretti
Smaniava dalla voglia di andare in guerra, finché non ce lo hanno mandato davvero. Allora decide di esprimere tutto il dolore e la tensione del suo tempo in componimenti brevi, essenziali, che per arrivare al cuore di un sentimento rinunciano a esplicitare i nessi logici alla base di metafore e analogie.

14/01/2022

Articolo a cura di

Maddalena Mandelli

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